FIGHTING ANIMAL TESTING

10 cose sorprendenti da sapere sui test sugli animali 

Lush Prize 2024


Lush Prize, il più grande premio al mondo nel campo della sperimentazione non animale ha assegnato a Londra l’importante fondo biennale di £250.000, una donazione di grande rilevanza volta a supportare le eccellenze scientifiche che perseguono l’obiettivo di trovare alternative valide e sicure che portino alla completa sostituzione dei test sugli animali con metodi alternativi. Il Lush Prize 2024 ha suddiviso il fondo a favore di 14 progetti di scienziati, giovani ricercatori e gruppi di ricerca provenienti da 10 paesi nel mondo. L’undicesima edizione del Lush Prize vede il raggiungimento dell’importante traguardo di £2.95 milioni devoluti a favore di 140 progetti di ricerca, tra scienziati, giovani ricercatori, gruppi di ricerca e attivisti che lavorano per promuovere la totale abolizione dei test sugli animali grazie allo sviluppo di alternative scientifiche valide e capaci di garantire un maggiore grado di sicurezza pubblica.

Il Lush Prize nasce nel 2012 da una collaborazione tra Lush e Ethical Consumer Research Association, una cooperativa no profit inglese che si occupa di ricerca e consulenza, specializzata in tematiche ambientali, animali e sociali. Fin dagli albori, l’obiettivo del Lush Prize è stato quello di supportare una tossicologia animal-free, per accelerare la completa sostituzione dei test sugli animali nei test di sicurezza dei prodotti; è stato istituito per finanziare progetti strategici che operano in tutto il mondo nel campo della ricerca scientifica cruelty-free.

Sebbene nel corso degli anni siano stati raggiunti importanti progressi scientifici che stanno permettendo di superare i metodi basati sulla sperimentazione animale in modo sicuro per l’uomo, è assolutamente sconcertante sapere che i test sugli animali continuino ad essere utilizzati e che la battaglia contro la sperimentazione animale sia ancora tutta da combattere. Siamo inoltre di fronte ad una legislazione contraddittoria; mentre i test sugli animali vengono vietati da una legge, nel contempo in base ad altre invece aumentano, continuando a generare sofferenza per gli animali e la diffusione di metodi meno sicuri per l’uomo.

In occasione del decimo anniversario del premio, Rebecca Ram, consulente scientifica del Lush Prize, ha evidenziato dieci cose sorprendenti relative ai test sugli animali, spunti di riflessione utili ad approfondire una tematica ancora molto complessa. 

  1. Succede ancora!   

Purtroppo, i test sugli animali non sono (ancora) nei libri di storia e centinaia di milioni di animali soffrono nei laboratori ogni anno, in tutto il mondo. 

Sono ad oggi utilizzati nei test di sicurezza per gli ingredienti (es. prodotti chimici, farmaci e cosmetici) e per la ricerca scientifica sperimentale. Nel 2021, nel Regno Unito sono stati utilizzati oltre 3 milioni di animali per esperimenti; a livello globale, ogni anno ne vengono utilizzati 192 milioni. Si tratta di una stima poiché molti Paesi non pubblicano (e nemmeno contano) il numero di animali che utilizzano. [RR1]

Sì, anche in Europa… 

Un grosso problema nell’Unione Europea è rappresentato da due normative contrastanti. Nel 2013, con una decisione epocale, la Cosmetic Directive ha introdotto il divieto di utilizzare cosmetici testati sugli animali. Tuttavia, una normativa sui test chimici nota come REACH (Registration, Evaluation, Authorisation and Restriction of Chemicals) ha reso vani i progressi normativi. Il REACH è entrato in vigore nel 2007 e prevede che le aziende che producono o importano sostanze chimiche in Europa debbano soddisfare determinati criteri per legge. Il processo da seguire è il seguente:

➜Gli ingredienti devono prima di tutto essere registrati presso la European Chemical Agency.

➜ Devono essere forniti ampi dati sulla sicurezza dell’ingrediente. 

➜ Qualora dovessero mancare dati sulla sicurezza, è possibile che si debbano condurre test sugli animali, in mancanza di disponibilità di un altro metodo. 

Anche se i test sugli animali previsti dal regolamento REACH dovrebbero essere effettuati solo come ultima risorsa, i gruppi per il benessere degli animali stimano che 2.6 milioni di animali siani stati utilizzati sotto regolamentazione REACH [RR2].

  1.  Non tutti i test sugli animali sono obbligatori per legge

Alcuni test sugli animali sono obbligatori per legge, ad esempio per prodotti come farmaci o sostanze chimiche: si tratta di test cosiddetti “normativi”. Anche in questo caso c’è un ampio spazio di miglioramento nell’utilizzo di metodi che non prevedano l’uso di animali. 

Tuttavia, la stragrande maggioranza dell’uso degli animali non è ai fini di test normativi. Si tratta di una ricerca “di base” o sperimentale, alla quale molto raramente (se non mai) viene rifiutata l’approvazione e per la quale si potrebbero studiare con maggiore accuratezza nuovi approcci e metodi che non prevedano l’uso di animali. 

  1.  Tradizione e routine, non scienza

Spesso l’utilizzo di animali nei test viene adottato per convenzione o tradizione, poiché coloro che eseguono e approvano i test sono abituati alla metodologia animale, anche se sussiste l’obbligo legale di utilizzare metodi cruelty-free dove possibile. Il pregiudizio è tale che ai ricercatori che propongono nuovi metodi scientifici rilevanti per l’uomo viene spesso chiesto di eseguirli su animali. 

  1.  Non comporta la sicurezza

La sperimentazione animale è stata considerata alla stregua di un “lancio di una monetina” nella sua capacità di prevedere gli effetti sulla salute e sulla sicurezza per l’uomo. I test sugli animali non sono in grado di tenere il passo con l’enorme quantità di nuove sostanze chimiche che richiedono sperimentazione e, al contempo, migliaia di sostanza chimiche presentano ancora rischi ignoti, nonostante i decenni di test sugli animali [RR3].  

Il 90% dei nuovi farmaci fallisce durante le sperimentazioni cliniche sull’uomo dopo aver superato i test preclinici effettuati in precedenza, in gran parte basati sugli animali. D’altra parte, gli animali possono avere reazioni molto diverse dall’uomo: questo comporta il fatto che prodotti sicuri ed efficaci per l’uomo possano essere rifiutati sulla base di test sugli animali. [RR4].

  1.  La sperimentazione animale non è affidabile 

Gli animali sono modelli inadeguati per gli esseri umani e spesso non soffrono delle stesse malattie. Questo è un fatto ben noto alla scienza e il motivo per cui milioni di animali vengono modificati geneticamente (GM) per cercare di creare artificialmente malattie, come disturbi neurologici (es. Morbo di Parkinson), insufficienza multiorgano o neoplasie. Gli animali modificati geneticamente rappresentano oggi un grande business, con molti laboratori al mondo specializzati in questo campo.  

  1. I test sugli animali sono costosi e richiedono tempo

Un solo test su una sostanza chimica, volto a verificarne il potenziale cancerogeno, può richiedere due anni di lavoro, l’utilizzo di 860 roditori e un costo compreso tra i $2 e $4 milioni. La pianificazione, la conduzione e l’analisi dei risultati richiede complessivamente cinque anni [RR5]. I nuovi metodi alternativi ai test sugli animali hanno invece il potenziale di essere più efficaci, più economici e più affidabili. 

Il costo medio per ottenere l’approvazione di un nuovo farmaco supera i $2 miliardi di dollari e richiede 10-12 anni. Questo equivale a un grosso spreco di denaro e di tempo da parte delle aziende. Come osserva un recente studio di Thomas Hartung e del team del Centre for Alternatives to Animal Testing (CAAT); “molti test sugli animali sono semplicemente troppo costosi, richiedono troppo tempo e danno risultati fuorvianti”. Al contrario, i metodi che non prevedono l’uso di animali, le cosiddette New Approach Methodologies (NAMs) sono più efficienti, efficaci dal punto di vista dei costi e, soprattutto, più accurati in termini di impatto sulla salute umana. Infatti “le prestazioni dei nuovi approcci senza animali sono spesso così elevate da aver reso obsoleta la sperimentazione animale.”

  1. Quasi tutte le specie animali vengono utilizzate nei test 

La maggior parte degli animali utilizzati nei test sono topi, ratti, uccelli e pesci. Anche scimmie e cani vengono usati abitualmente nei test sui farmaci, e quasi tutte le altre specie animali sono in qualche modo utilizzate. Praticamente tutti gli animali che si possono immaginare vengono utilizzati nella ricerca di laboratorio (anche i cavalli). E un test non significa un solo animale… Un solo test chimico (ad esempio per problemi riproduttivi) può utilizzare 3200 animali.

  1.  Gli stessi tipi di test sugli animali vengono ripetuti 

I cosiddetti “modelli consolidati” tendono a ripetere gli stessi tipi di procedure. Studi sperimentali o test per le medesime sostanze chimiche vengono spesso eseguiti più volte: un’analisi dei dati chimici dell’UE ha recentemente rilevato che per due sostanze chimiche sono stati eseguiti 90 volte gli stessi crudeli test oculari sui conigli [RR6].

  1. È disponibile una scienza migliore 

La maggior parte dei test sugli animali viene dichiarata a beneficio dell’uomo anche se non è rilevante per l’essere umano.  Al contrario, molti nuovi metodi che uniscono metodologie in vitro (cellule umane, tessuti, mini organi e “chips”) a metodologie in silico (tecniche informatiche all’avanguardia e intelligenza artificiale) stanno facendo enormi progressi e riescono a fornire risultati ben più rilevanti per l’uomo. Maggiori informazioni qui: www.lushprize.org 

  1. Sistema normativo non adeguato 

Le New Approach Methodologies vacillano per un sistema normativo che non è stato costruito per loro. Prima che un metodo possa essere utilizzato a fini normativi, deve essere convalidato e inserito nelle linee guida ufficiali per i test. Le autorità di regolamentazione accettano solo test eseguiti secondo metodi accettati e riconosciuti a livello internazionale, così da garantire che le aziende presentino dati coerenti e conformi a uno standard elevato. Purtroppo il processo di approvazione di nuovi metodi è incredibilmente lento. 

I test devono essere convalidati e devono essere in grado di dimostrare la coerenza dei risultati e la loro corrispondenza con quelli riscontrati nei test sugli animali. Questo concorre a perpetuare un sistema difettoso e obsoleto. 

I nuovi approcci, ovvero i metodi che non prevedono l’utilizzo di animali, non sono progettati per imitare test inaffidabili sugli animali e forniscono, al contrario, basi scientifiche più avanzate e rilevanti per l’uomo nei test di sicurezza e nella ricerca. La soluzione perfetta per tutelare al contempo uomo e animali! 

Per maggiori informazioni

Ufficio stampa Lush Italia 

Maria Bruschi

[email protected] 

+39 3486620554 

Note e bibliografia a seguire.

INFORMAZIONI 

Rebecca Ram è una consulente scientifica indipendente che lavora nel campo della scienza rilevante per l’uomo.  Ha conseguito un Master (MSc) in Tossicologia (con Bioinformatica) e una laurea in Biologia applicata. Il suo interesse è rivolto in particolare al campo della ricerca scientifica e della politica sull’uso di nuove metodologie di approccio (NAM), tra cui (ma non solo) in-vitro, in silico, intelligenza artificiale (AI) e a un migliore uso dei dati clinici.  È interessata al ruolo di tali metodi come soluzioni rilevanti per l’uomo al fine di superare i limiti dei modelli animali sia nella ricerca di base che nei test normativi.

Lush – Brand di cosmetici freschi e fatti a mano, attivo nella promozione di campagne volte a tutelare i diritti umani, il benessere degli animali e la tutela dell’ambiente. Presente in 49 paesi al mondo, fin dalla sua fondazione nel 1995 si batte contro i test sugli animali. Il Lush Prize si inserisce all’interno della più ampia campagna “’Fighting Animal Testing”. https://www.lush.com/it/it 

Ethical Consumer Research Association – Cooperativa no profit inglese che si occupa di ricerca e consulenza, specializzata in tematiche ambientali, animali e sociali. www.ethicalconsumer.org 

La Rete 1R del Lush Prize – Lo scorso anno il Lush Prize ha lanciato la Rete 1R per mettere gli scienziati in contatto tra loro. L’obiettivo della Rete 1R è quella di creare connessioni e un network di collaborazione per condividere le competenze e assistere i membri, e chiunque abbia necessità, nel lavoro volto ad arrivare alla completa sostituzione dell’uso degli animali nella ricerca e nei test, con particolare attenzione alla sostituzione degli animali nella valutazione della sicurezza di sostanze chimiche. 

Riferimenti bibliografici

RR1: An Estimate of the Number of Animals Used for Scientific Purposes Worldwide in 2015 – Katy Taylor, Laura Rego Alvarez, 2019 (sagepub.comhttps://journals.sagepub.com/doi/full/10.1177/0261192919899853?rfr_dat=cr_pub++0pubmed&url_ver=Z39.88-2003&rfr_id=ori%3Arid%3Acrossref.org 

RR2:  Chemical & Engineer News: Can Europe replace animal testing of chemicals https://cen.acs.org/biological-chemistry/toxicology/Europe-replace-animal-testing-chemicals/100/i28 

RR3: Translating Clinical Findings into Knowledge in Drug Safety Evaluation – Drug Induced Liver Injury Prediction System (DILIps) … – e.g rodents only detect human liver toxicity from drugs 50% of the time  

RR4: Accelerating the Growth of Human Relevant Life Sciences in the United Kingdom

RR5:  Recommended approaches in the application of toxicogenomics to derive points of departure for chemical risk assessment 

RR6: Toxicological Sciences | Oxford Academic (oup.com

Machine Learning of Toxicological Big Data Enables Read-Across Structure Activity Relationships (RASAR) Outperforming Animal Test Reproducibility 

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